Cancro della cervice uterina: diagnosi e prevenzione

tumore cervice uterinaIl cancro della cervice è, come diffusione, la seconda forma di neoplasia nella donna. Studi epidemiologici hanno messo in relazione lo sviluppo del carcinoma del collo dell’utero con l’infezione da Papilloma virus. Le infezioni da HPV sono estremamente diffuse e possono causare malattie della pelle e delle mucose. Grazie alle tecniche di biologia molecolare è stato possibile isolare fino ad oggi circa 100 genotipi diversi di Human papilloma virus e, di questi, più di 30 tipi infettano primariamente il tratto genitale. Oggi si ritiene che l’infezione da HPV sia una delle più comuni malattie sessualmente trasmesse. La sua massima incidenza si ha nelle persone di età compresa tra i 20 e i 40 anni. Le manifestazioni dell’ HPV possono essere variabili a seconda dei distretti anatomici interessati. L’uomo quasi sempre è un portatore sano del virus, giocando un ruolo significativo nella trasmissione e nella persistenza della malattia neoplastica nella donna, in rapporto anche alla sua età ed al genotipo del virus infettante. Sono stati distinti due gruppi di virus HPV: ad “alto rischio”, HPV 16-18-31-33-35, associati alle lesioni potenzialmente ed effettivamente maligne, neoplasie intraepiteliale cervicale o CIN, carcinoma della cervice, del pene e della vulva; ed a “basso rischio” associati più comunemente alle manifestazioni benigne.

La prevenzione resta la cosa più importante da fare. Perché?

Prevenire significa comportarsi in modo da evitare l’insorgenza di un evento dannoso e quindi di malattie gravi, applicando stili di vita adeguati ed adottando esami diagnostici che evidenziano iniziali alterazioni dello stato di salute.La prevenzione permette quindi di evitare o di curare malattie altrimenti difficili da guarire se diagnosticate tardivamente. Nella campo femminile, la diagnosi e la terapia di queste lesioni iniziali utilizza metodi e trattamenti semplici e innocui che salvaguardano l’integrità psichica e fisica della donna. Ma attenzione perché gli attuali programmi di screening potrebbero non garantire una prevenzione sufficiente. Il tumore del collo dell’utero è una malattia dalla lenta evoluzione che può essere al 100% curabile, se scoperta in tempo. In Italia il tumore del collo dell’utero è la seconda forma tumorale più comune nelle donne. Questo avviene perché i programmi di screening per il collo dell’utero fanno ancora affidamento quasi totale sul tradizionale Pap Test. Quest’ ultimo non è in grado di rilevare sempre la presenza del virus dell’HPV, ma solamente anomalie cellulari ed eventualmente la presenza di cellule cancerose.

Il test HPV per una migliore prevenzione

Si tratta di un test che permette di rilevare la presenza del virus HPV prima ancora che le cellule del collo dell’utero presentino alcun cambiamento visibile. Questo test consente pertanto di identificare con grande anticipo le donne a rischio di cancro del collo dell’utero. E’ oggi inoltre possibile identificare in tempi brevi da un campione che può essere sia una biopsia che un semplice pap-test, non solo la presenza del virus ma la sua appartenenza ai vari tipi, ad alto o a basso rischio. Le ricerche evidenziano che il metodo più efficace per rilevare ad uno stadio iniziale i segni di un cancro del collo dell’utero consiste nell’eseguire: Pap-test + test HPV. Ciò è reso più semplice dal nuovo pap-test:il Thin prep, il quale permette, in maniera più precisa ed accurata rispetto alla metodica tradizionale, di effettuare sullo stesso campione sia l’esame citologico che la ricerca molecolare del Papilloma Virus. Questo approccio combinato consente di rilevare circa il 97% delle malattie del collo dell’utero di grado elevato. Un Pap-test negativo – cioè normale + un test HPV negativo garantisce al 99% di correre un rischio veramente minimo di avere o sviluppare un cancro del collo dell’utero e consente di ritornare a ripetere lo screening, Pap-test, agli intervalli di routine. Un test HPV positivo non vuol dire che una donna svilupperà un cancro della cervice uterina, ma fornisce ulteriori informazioni su potenziali rischi e raccomanda quindi di effettuare controlli più accurati. E’ quindi possibile riconoscere in anticipo qualsiasi segno di sviluppo della malattia con conseguente possibilità di fare un trattamento efficace. Dal punto di vista pratico il test HPV può particolarmente essere utile nelle seguenti condizioni: – integrazione nello screening di donne con più di 35 anni; – quando si hanno risposte del Pap-test dubbie o lievemente alterate le cui cause, a volte, non sono chiare nemmeno con la colposcopia; – per un controllo nel tempo di donne che hanno ricevuto trattamenti medici o chirurgici per lesioni del collo. In questo caso il test HPV è indispensabile per valutare la possibile persistenza dell’ infezione virale con possibilità di recidiva della malattia. Per una giusta prevenzione sarebbe ottimale eseguire: • Visita ginecologica; • Ecografia pelvica; • Esame citologico su strato sottile, Thin Prep • Ricerca del Papilloma Virus con metodica PCR; • Esame colturale del tampone vaginale con identificazione biochimica e M.I.C; • Ricerca Mycoplasma hominis in biologia molecolare; • Ricerca Ureaplasma urealyticum in biologia molecolare; • Ricerca Clamydia trachomatis in biologia molecolare; • Ricerca Gardnerella vaginalis in biologia molecolare; • Consulto ginecologico

Gli esami menzionati nell’articolo sono inclusi nel pacchetto prevenzione ginecologicaIGEA FRATTAMAGGIORE

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